“La guerra non è un soggetto: è un segno.”
– Sergio Fermariello –
“La guerra non è un
soggetto: è un segno.”
– Sergio Fermariello –
“La guerra
non è un soggetto:
è un segno.”
– Sergio Fermariello –
Biografia
Sergio Fermariello nasce a Napoli il 29 aprile 1961. Dopo il diploma di Liceo Scientifico frequenta i corsi di Scienze Naturali presso l’Università di Napoli. Dall’età di vent’anni decide di dedicarsi esclusivamente all’attività artistica.
La sua ricerca ha preso avvio dal recupero di modelli di memorie familiari, per poi estendersi a un’indagine più profonda dell’arcaico universale nel recupero di una memoria inconscia collettiva.
Nel 1989 espone per la prima volta in una personale alla Galleria Lucio Amelio con la quale intraprende una lunga collaborazione di lavoro. Nello stesso anno ottiene il “Premio Internazionale Saatchi & Saatchi per giovani artisti” in occasione della prima edizione del premio tenutasi presso il Palazzo delle Stelline di Milano.

Sergio Fermariello nel suo studio – anni ’90
In seguito espone in diverse mostre personali tra le quali quella alla Galleria Il Capricorno di Venezia nel 1990 e alla Galerie Yvon Lambert di Parigi nel 1992. È anche presente in alcuni importanti appuntamenti internazionali quali la mostra Metropolis alla Internationale Kunstausstellung di Berlino del 1991 e la mostra Les pictographes al Musée de l’Abbaye Sainte-Croix di Les Sables-d’Olonne dove Didier Ottinger lo invita ad esporre i suoi lavori accanto a dipinti di Klee, Miró, Picasso, Penck, Sanejouand.

XLV Biennale d’Arte di Venezia, Padiglione Italia, 1993
Nel 1993, ad appena trentadue anni, è chiamato da Achille Bonito Oliva a partecipare alla XLV Esposizione Internazionale Biennale d’Arte di Venezia con una sala personale nel Padiglione Italia all’interno della mostra Opera Italiana – Trittici. Per l’occasione presenta due grandi opere costituite da tre pannelli in cui sviluppa la figurazione essenziale dei Guerrieri, motivo che percorre l’intera ricerca dell’artista fin dal 1989.
Nel 1995 espone nella mostra “Opus Alchemico” alla Galleria In Arco di Torino alcuni lavori a carattere tridimensionale, a metà strada fra la pittura e la scultura che costituiscono una tappa ulteriore nel percorso dell’artista.

Avviso ai naviganti, Castel dell’Ovo, Napoli, 1999
Ciò che rimane è un segno ripetuto, ostinato nella sua fissazione, che continua a graffiare la carta per inerzia e da cui emergerà il guerriero, icona che accompagnerà il lavoro di Fermariello fino alle opere più recenti, tra cui Guerrieri-scrittura (2017), entrata nella collezione del Museo MADRE di Napoli dopo la mostra al Museo di Capodimonte del 2017. Partendo da un segno, un minuscolo pittogramma riconoscibile nella figura stilizzata di un guerriero ripetuta ossessivamente, l’artista realizza una “scrittura illimitata”, ricoprendo l’intera superficie della tela.

Museo di Capodimonte, Napoli, 2005
Nella mostra “Hear” che si è tenuta alla Fondazione Made in Cloister nel 2020 l’iconico guerriero di Fermariello, con la sua lancia e il suo scudo, torna più rumoroso che mai, come un richiamo alle nostre radici, ai nostri nemici e ai nostri obiettivi.
Fermariello si definisce “scrittore di una sola parola” che, a partire dal solo significante stenografico del guerriero, egli ripete come un mantra, vanificando ogni altro tentativo ermeneutico d’interpretazione. E, infatti, nel suo lavoro il segno non rimanda a un altro segno, ma si reitera nella propria autoreferenzialità semantica. Come un monaco zen, l’artista coltiva il segno realizzando un corto circuito linguistico che rinvia “al grido inarticolato delle origini e al termine delle sue presunzioni dialologiche”, chiarisce l’artista.
Le sue opere sono esposte in diversi musei e luoghi d’interesse in Italia e nel mondo e l’artista continua a la sua attività a Napoli, la sua città natale. Oggi Sergio Fermariello è presente in prestigiose collezioni private e pubbliche ed è rappresentato da gallerie storiche come la Galleria Tonelli di Milano e Porto Cervo.

(H)EAR, Fondazione Made in Cloister, Napoli, 2020
